19 dicembre 2005

"Siamo entrambi una sola pietra" - Mileva Maric e Albert Einstein

Il 30 giugno del 1905, gli "Annalen der Physik" ricevettero un primo articolo di Einstein sulla "Elettrodinamica dei corpi in movimento". Il 27 settembre, la stessa rivista ricevette quella sua seconda nota sulla Relatività ristretta - "L'inerzia di un corpo dipende dal suo contenuto di energia?" - che contiene la famosa relazione che unifica energia e materia: E = mc2. Lo scienziato aveva allora 26 anni ed era sposato con Mileva Maric, sua compagna di università.

Recentemente ho letto un articolo interessante su Albert Einstein di cui avevo conservato una frase: "Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti. " Ebbene, secondo quell'articolo questa eccezionale fonte era sua moglie Mileva!



Fisica serba, fu collega di studi e successivamente moglie di Albert Einstein. Sposandosi rinunciò alla sua indipendenza di scienziata e assumendo il ruolo tradizionale di moglie, visse all'ombra del marito, di modo che non è più possibile stabilire quale sia stato il suo apporto al lavoro scientifico di Einstein.
Mileva Maric nacque a Zagabria, da una famiglia benestante. Era molto dotata e dimostrò ben presto il suo interesse per la matematica e le scienze naturali. Suo padre la incoraggiò e le permise di studiare prima presso il Ginnasio di Zagabria e poi in Svizzera, poiché all'epoca nell'Impero austro-ungarico le donne non potevano accedere alle scuole superiori.
A diciotto anni si recò da sola a Zurigo, dove ottenne la maturità. Nel 1896 iniziò lo studio universitario della matematica e della fisica presso l'École Politecnique, dove incontrò Albert Einstein (1879-1955). Inizialmente lui le prestò generosamente i suoi appunti di fisica e rimase sorpreso quando lei glieli restituì corretti. Studiarono insieme, diventarono amici e si innamorarono, ma la loro relazione fu ostacolata dall'intransigenza dei genitori di Einstein che si opposero alla "regolarizzazione" del legame del figlio con una donna non ebrea. Rimasta incinta, Mileva dovette partorire clandestinamente e affidare la figlia Lieserl a una nutrice che probabilmente la diede in adozione, facendone perdere le tracce ai genitori. Quell'evento fu talmente traumatico che Mileva non riuscì a terminare i suoi studi.
Solo dopo la morte del padre di Einstein, nel 1903, Mileva e Albert si sposarono. Con il matrimonio la loro collaborazione divenne ancora più intensa e prima del 1905, nel periodo più felice della loro vita coniugale, nacquero le opere fondamentali dello scienziato sulla teoria della relatività, che mise in discussione i fondamenti della meccanica classica. Mileva aveva rinunciato a citare il proprio cognome nelle pubblicazioni del marito, affermando: "siamo entrambi una sola pietra" [In tedesco: una pietra = ein stein]. Dal matrimonio nacquero altri due figli Hans Albert e Eduard. Il minore era un bimbo di salute assai cagionevole e Mileva ebbe sempre meno tempo per il lavoro scientifico. Seguì il marito quando questi fu chiamato all'Università di Praga, ma nel 1914 quando Einstein divenne direttore presso l'Istituto di fisica Kaiser Wilhelm a Berlino, ritornò con i bambini a Zurigo, dove dovette affrontare seri problemi economici.
Nel frattempo era stata esclusa completamente dalla vita scientifica del marito e scriveva amareggiata: "Il mio grande Albert è diventato un fisico famoso molto rispettato e ammirato nel mondo scientifico. Lavora instancabilmente ai suoi problemi e si può dire che viva soltanto per essi." Mileva Maric e Albert Einstein si estraniarono sempre più e si separarono nel 1919, quando lui sposò la cugina Elsa. Eduard si era ammalato di schizofrenia e Mileva restò sola a occuparsi di lui, assistendolo durante le sue crisi che col tempo si fecero sempre più gravi.
La discussione circa l'apporto dato da Mileva Maric allo sviluppo della teoria della relatività venne avviata nel 1982 dalla sua biografa Desanka Trbuhovic-Gjuric, le ricerche della quale portarono alla luce una serie di indizi che proverebbero la partecipazione decisiva di Mileva Maric al lavoro di Einstein. Due frasi scritte da Albert Einstein nel 1900 e nel 1901 lasciano intendere che marito e moglie lavorassero insieme: "Anch'io sono molto contento dei nostri nuovi lavori. Adesso devi proseguire la tua ricerca - come sarò orgoglioso quando il mio tesoro sarà magari un piccolo dottorino e io stesso sarò ancora un uomo qualunque." Inoltre: "Come sarò felice e orgoglioso quando avremo terminato con successo il nostro lavoro sul moto relativo! Quando osservo le altre persone, apprezzo sempre più le tue qualità!".
Mileva veniva considerata tenace e sistematica, mentre Albert era discontinuo e ricco di idee; il loro diverso modo di lavorare si compensava in maniera ideale. Era noto che Albert Einstein avesse delle difficoltà con la matematica. Egli stesso disse nel 1903: "Ho bisogno di mia moglie. Lei risolve tutti i miei problemi matematici." Dopo la separazione da Mileva, Einstein si fece sempre aiutare da esperti ed esperte di matematica.
Secondo la Trbuhovic-Gjuric, i manoscritti originali che vennero poi pubblicati nel 1905 negli "Annali della Fisica" portavano il nome Einstein-Maric. Dopo la pubblicazione lo stesso Einstein avrebbe distrutto questi documenti, che contenevano anche l'opera sulla teoria della relatività specifica e la ricerca per la quale ottenne il Premio Nobel per la fisica nel 1921.
Albert Einstein diede tutto il denaro del premio a Mileva Maric e qualcuno ritiene che questo fosse il riconoscimento privato per la sua collaborazione. Quel denaro permise a Mileva di sopravvivere e di provvedere alle spese per le cure del figlio che non fu mai in grado di avere una vita autonoma. Dopo quella donazione Einstein si disinteressò completamente dei figli e Mileva se ne fece carico fino alla propria morte, avvenuta quando aveva 73 anni.

Questo è tutto, a voi l'ardua sentenza!

6 commenti:

SI-FA-SI ha detto...

Ma bisogna sempre sottolineare come dietro ad un grande uomo ci sia sempre una grande donna e viceversa? Che e' anche un abella cosa in realta'..
Come direbbero gli U2: "Sometimes you can't make it on your own", that's the secret..

SI

SI-FA-SI ha detto...

Mi e' arrivata la newsletter di una sito che si occupa di editoria alternativa, e mi e' cascato l'occhio sul titolo di un libro che mi ha fatto pensare a te caro Cilions:

Il trombettista dell'Utopia
Fernando Aramburu
Editore: La Nuova Frontiera
Collana: Narrativa e saggistica
Isbn: 88-8373-058-5
Genere: Narrativa straniera
Pagine: 296
Anno: 2005
Euro 16,00

La libreria, che magari conosci, e':
www.365bookmark.it
:-D

SI

Cilions ha detto...

In realtà io sottolineerei che l'unione fa la forza... e forse che Einstein non era proprio uno stinco di santo!
Gli U2 (se ho tradotto bene) non sbagliano affatto!

NB: Grazie per il pensiero... vado a visitare il sito...

ale ha detto...

cilions...
ogni tanto ci faccio un giro sul tuo blog e... beh, dai, complimenti. ci sei proprio tu qua dentro.
un abbraccio
ale

Cilions ha detto...

Grazie, non puoi immaginare che piacere mi faccia ciò che mi hai scritto!!! Un Abbraccio

paola ha detto...

Non ho commentato prima perchè ero un po' impegnata e ora ho scartoffie da fine anno da compilare...cmq spesso accade che chi pubblica ometta il nome di chi ha dato l'imbeccata e l'idea giusta. Poi Albert avrà dovuto arrangiarsi...anche a scapito della moglie la quale aveva scelto di rimanere nell'ombra. Quando le donne non volgiono rimanere nell'ombra nascono le Marie Curie e le Rite Levi Montalcini...;-)
Un conto è, poi, stimare lo scienziato e un conto è stimare la persona: nessuno è perfetto e, con mio grande rammarico, non lo fu neanche Einstein.
Forse Sabìn (scopritore del vaccino antipolio) fu perfetto: salvò la vita a molti, non brevettò la sua scoperta e,se non ricordo male, non accettò il Nobel perchè aveva "solo" fatto il suo dovere!