Mondo Cilions
30 novembre 2005
Adoro continuare a credere agli asini che volano!
C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.
Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava:
"guardate quel ragazzo quanto è maleducato...
lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano".
Allora la moglie disse a suo marito: "non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio."
Il marito lo fece scendere e salì sull'asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava:
"guardate che svergognato quel tipo... lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l'asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa".
Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l'asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava:
"pover'uomo! dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull'asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!
Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese:
"sono delle bestie, più bestie dell'asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena!"
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all'asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo:
"guarda quei tre idioti: camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!"

Morale della favola: Incontrerai sempre qualcuno che ti criticherà e parlerà male di te; sarà difficile che tu possa andare bene a tutti così come sei!
Quindi: vivi come credi. fai cosa ti dice il cuore...
Pensa alla vita come ad un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Perciò, canta, ridi, balla, ama... e vivine intensamente ogni momento... prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.
Insomma, perchè non credere agli asini che volano?
Etichette: Racconti
28 novembre 2005
Musica e Danza... l'emozione prende corpo!
allo strumento
un emozione
il movimento!
25 novembre 2005
Con le BACH non sbagli mai!
Voi a questo punto avreste pensato: "Eccompramoce sta Bacche!!!"
Ma io no! e proprio perchè tutti avevano una Bach da subito mi sono detto: "AH SI... E IO NO! "
Ed ecco iniziare una serie interminabile di acquisti e svendute da far inorridire anche i più malati di shopping...
Inizio con una Yamaha YTR 8335 S prestatami ad libitum, dopo di che parto per il mio personalissimo delirio: provo per un po' di tempo una Jupiter 600 ML, mi trovo abbastanza bene, quindi, acquisto (dopo quattro mesi di lavoro al supermercato) una B&S Challenger II argentata!
Dopo due anni passo a una Selmer Chorus 80J satinata che mi fanno cadere dopo soli 18 giorni, la butto... ne compro un altra uguale... dopo meno di un anno arriva una costosissima Schilke B2 che ancora posseggo ma che dopo un anno sostituisco con la Bach che finalmente decido di comprare!
Quindi anche io oggi ho la mia fida Bach! Ho una Stradivarius in Bb 180ML37 Laccata...
Ma il mio rapporto con il tubo non può essere felice... dopo un mese esatto ecco puntuale arrivare il primo piccolo fastidioso bollo sulla campana... poco male... "suona meglio!"...
L'altro giorno però, dopo una telefonata a dir poco "eccitante", urto la campana contro lo spigolo del leggio... mega bollo! Ca**o!
Ninte paura, "lo tiro su con le dita!"... Il signor Vincenzino Bach ringrazia!
23 novembre 2005
Cane della prateria... impossibile non innamorarsene!
Il cane della prateria è un roditore molto simile alla marmotta ma di dimensioni più ridotte. Pesa da 600 a 1300 gr. Ed è lungo circa 29\34 cm. Colore marrone chiaro con zone più scure lungo il dorso.
Le zampe anteriori possono afferrare gli alimenti. E’ vegetariano e ha una vita media di circa otto anni.
Il cane della prateria è un animale sociale e gregario, normalmente un solo maschio maturo con cinque, sei femmine più la prole forma una famiglia. Quindi i cani della prateria soffrono di solitudine se lasciati soli per molto tempo. Essendo dotati di un ottimo spirito gregario cercheranno sempre di affezionarsi ai loro nuovi compagni umani.

Il cane della prateria è un animale che ha bisogno del contatto dei suoi simili. Il maschio e la femmina si scambiano anche effusioni da veri amanti, famoso il loro bacio. Con gli umani, se viene acquistato da piccolo, stabilisce un fortissimo legame affettivo, preso da adulto legherà anche con i proprietari ma ci vorranno anche un paio di mesi affichè abbia una grande fiducia. Amano essere coccolati, aver grattato il pancino e adorano riposarsi con il proprietario possibilmente vicino il grembo cosi da sentire la respirazione. E’ molto protettivo e territoriale come alcuni cani: gonfia la coda addirittura tutto il pelo e arriva a fare dei salti per mordere gli estranei. La femmina, in generale, è sempre più nervosetta del maschio. Se tenuto troppo in gabbia avrà un atteggiamento aggressivo anche con il padrone, per questo si consiglia di tenere il cane della prateria libero il più tempo possibile.

Beh, l'immagine parla da sola...
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21 novembre 2005
Continuando a parlare con me
E' successo... semplicemente, come semplice è la bellezza delle persone che ho incontrato, come semplice è l'amore che ha creato la casa che mi ha accolto, come semplici sono gli abbracci e le carezze che ci siamo scambiati, come semplici i sorrisi, i nostri desideri, le nostre speranze.
Semplicemente come il modo per superare le difficoltà.
E' successo... indimenticabile, come indimenticabili sono le emozioni provate, come indimenticabile è il sapore del vero amore, come indimenticabili sono le lacrime cadute, come indimenticabile è il sapore della speranza, come indimenticabile è il profumo di una cena capace di scivolare lentamente fra le ondeggiati fiammelle delle candele, come indimenticabile è una notte scaldata dal fuoco di una camino sempre acceso.
Indimenticabile come la strada che hai percorso.
Sì, semplicemente indimenticabile... perchè può succedere di vivere momenti che ti fanno pensare di essere stato via da casa un anno, perchè può succedere di vivere esperienze che ti fanno capire che hai fatto bene a non fermarti, perchè può succedere di incontrare quello sguardo che ti sembrava di cercare da tanto, perchè può succedere di scoprire persone che non credevi esistessero.
E' successo.

Etichette: Diario
18 novembre 2005
Il trobettista non è un animale... intelligente!

Proprio ieri, ravanando su internet, ho trovato la copertina di un vecchio 33 giri di cui mi sono immediatamente e perdutamente innamorato!
In soli 18 centimetri quadrati racchiude gran parte delle cose che più amo:
La tromba, le belle donne, gli anni settanta, i Beatles...
Sognando di quegli anni e immaginandomi di fronte a lei... che dirle:
se fossi un disegnatore ti disegnerei,
se fossi uno scrittore ti scriverei,
se fossi un inventore ti inventerei...
...ma sono solo un trombettista!!!
Etichette: Tromba
15 novembre 2005
Buddy Anderson - dalla tromba al piano per non morire
Il 14 ottobre 1919 nasce a Oklahoma City, nell’omonimo stato nordamericano il jazzista Buddy Anderson, all’anagrafe Bernard Hartwell Anderson. Fin dalla più tenera età coltiva una passione incontenibile per la tromba, strumento al quale dedica la maggior parte del suo tempo. Suona nei gruppi scolastici della sua città e, dopo vari corsi di perfezionamento, inizia a vagabondare nelle orchestre di Kansas City e New Orleans. In breve tempo la sua popolarità si diffonde nell’ambiente jazzistico e nel 1940 Jay McShann lo inserisce nell’organico del suo gruppo. Buddy resta con McShann fino al 1944 quando entra nell’orchestra di Benny Carter. Alla metà degli anni Quaranta, il trombettista sembra aver realizzato il sogno della sua infanzia. Collabora con alcuni tra i grandi jazzisti di quel periodo, come Roy Eldridge e Billy Eckstine, e viene considerato "più di una promessa" dalle riviste specializzate.
Sull’ala dell’entusiasmo continua a studiare, a esercitarsi, nel tentativo di superare gli inevitabili limiti dovuti all’inesperienza. Insomma, la sua sembra una favola a lieto fine, ma il destino è in agguato. Un giorno, mentre sta soffiando nel suo strumento, sente una terribile fitta alla cassa toracica. Il dolore non è localizzato, ma è talmente intenso da fargli mancare il fiato. Nei giorni successivi arriva anche la febbre. Ricoverato in ospedale scopre di aver contratto una grave malattia alle vie respiratorie. Il responso dei medici non lascia speranze: guarirà ma, se non vuole morire, non potrà più suonare strumenti a fiato. La sua carriera di trombettista è finita. Per lui è un momento terribile, ma i suoi amici jazzisti non l’abbandonano. Gli stanno vicini, lo aiutano a ritrovare fiducia in se stesso e, più per consolarlo che per reale convinzione, lo incoraggiano a passare a un altro strumento non a fiato. Buddy che, nonostante le apparenze, ha un carattere fortissimo li prende sul serio. Mentre è ancora in convalescenza inizia a esercitarsi al pianoforte, uno strumento che non gli è del tutto sconosciuto e sul quale ha preso confidenza con la musica negli anni dell’infanzia. Contro ogni ragionevole previsione, la determinazione e la voglia di tornare sulle scene faranno il miracolo. Buddy Anderson vivrà una seconda stagione di popolarità come pianista jazz, pur senza raggiungere mai il livello qualitativo toccato in precedenza come trombettista.Tratto da: Rock & Martello di Gianni Lucini
11 novembre 2005
Il Tao, il nostro cammino fra sterpi e rovi
Tao, (etimologicamente cammino, strada da percorrere) significa la Via Naturale; seguire quello che è più spontaneo e in armonia con noi stessi, in modo che la nostra natura interna si manifesti spontaneamente e naturalmente.
Per ognuno di noi si tratta di un processo unico e differente. Infatti anche se in ultima analisi facciamo parte di un tutt'uno, siamo unici e differenti!
L'unica persona che dobbiamo seguire in questo processo di crescita siamo noi stessi. Molti buddhisti, cristiani, sufisti e via dicendo studiano il Tao perchè li aiuta ad ancorare lo spirito al corpo fisico fungendo da elemento di integrazione tra il loro credo religioso e la vita di tutti i giorni.
Benchè una religione taoista sia esistita, e in parte esista tutt'ora, le sue pratiche non richiedono un credo religioso; e in ogni caso l'approccio religioso taoista differisce molto dagli aspetti tipici delle religioni moderne. I principi taoisti del Chi, la Forza Vitale, sono gli stessi per tutte le creature viventi. Si basano sul concetto di bilanciare le forze antitetiche Yin e Yang (ricettive ed espansive) presenti in ogni persona e in ogni atomo presente in natura. Queste energie, grazie alle innumerevoli interazioni tra loro, definiscono un Campo Energetico che "definisce la nostra realtà".
Il Qi Gong e altre tecniche ci permettono di comunicare con questo campo energetico, interagendovi in armonia e con naturalezza.
Secondo il pensiero taoista, la natura non deve essere alterata dall'azione umana, e per questo pratica e predica il "non agire" (wu wei) in tutti i campi, non lasciandosi turbare né dai mutamenti, né dalla morte. Nel Zhuangzi è messa in risalto anche la necessità di non fare distinzioni, di raggiungere lo stadio di una "non conoscenza", la quale si ottiene solo dopo aver conosciuto.Per giungere a questa estasi salvifica l’adepto troverà come primo ostacolo, avvertono i maestri, se stesso, ovvero dovrà affrontare le sue idee preconcette e liberarsene vedendone la relatività e il legame alle convenzioni sociali. Meditare o "abbracciare l’unità" è unirsi al Tao e a se stessi in uno stato di illuminazione in cui si è trasportati fuori dalla dimensione spazio-temporale.

Ciò avviene perchè, come abbiamo detto, il Tao è la Vita stessa e chi riesce a raggiungere questa unione, o meglio ad identificare il proprio principio vitale, ha ritrovato in sè anche il principio vitale dell’universo e può vivere eternamente poichè, sostiene Lao-tze, non avrà più nulla da temere non essendoci più posto in lui per la morte.
Il taoismo nasce tra il V e il III sec. a.C. in Cina, in un periodo particolarmente ricco di fervore intellettuale. Due tra i più importanti esponenti di questo movimento filosofico, furono Lao-tze e Chang-tzu. Ad essi fu dato l’appellativo di "saggi nascosti" perchè, contrariamente agli esponenti del confucianesimo, preferirono per coerenza non ricoprire cariche di consiglieri presso la corte imperiale.

Molti degli scritti sulla filosofia taoista si attribuiscono a Lao-tze, di cui mi piacciono ricordare:
- Ciò che il bruco chiama "fine del mondo" per tutti gli altri è una bellissima farfalla.
- Per guidare gli altri cammina alle loro spalle.
- Chi gli altri conosce è erudito; chi conosce se stesso, è saggio.
Se volete leggerne il Tao-te-ching:
Etichette: Approfondimenti
08 novembre 2005
Stronzoku - non posso più far finta di niente...
Premetto che trattandosi di spazi di libera espressione, quindi tutti meritanti il mio rispetto, non potrò che esprimere un giudizio del tutto opinabile, basato su quella che è la mia concezione del weblog. Insomma vi sottolineerò i blog che sento più vicini e quelli che invece non riesco a trovare tali.
Ma ora basta con i preamboli... eccovi i verdetti:
I blog che salvo:
- Rock & Martello - Stupendi post, trovo Gianni molto preparato!
- Sociopatica - Perchè è semplicemente e terribilmente... sociopatica!
- Beppe Grillo - Nonostante molti blogger l'abbiano ritenuto "da buttare" per me resta un blog di riferimento
I blog "da buttare":
- Valentina - perchè ha un bel blog, ma se la tira troppo...
- FansAlessandra - perchè lo trovo semplicemente disarmante!
- Gossippando - il gossip non riesce proprio ad interessarmi... che 'mme frega se la Ferilli fotte o meno! Fotte con me? ... e allora!
I Blog che invito a giocare:
- Silkstocking - come potrei non invitare te...
- Pilla - fa da sé che verrà invitata anche Lady Macbeth
- Max - lo so... lo so che mi odierai per questo...
Ovviamente, non ho considerato nella votazione i blog amici che ovviamente non solo "salverei", ma che ritengo facenti parte del mio Mondo virtuale...
Non considero neppure SiFossiFoco perchè l'idea dello STRONZoku è sua, anche se... ammè, me pare n'a STRONZata!
Etichette: Catene
07 novembre 2005
La colonna sonora della mia vita… sino a d oggi
Innanzi tutto vi comunico che sto compilando il "modello" ascoltando la nona di Beethoven su Classic FM London…
- PRIMO DISCO ACQUISTATO:
non ne sono sicurissimo… credo Van Halen, ero ancora un piccolo chitarrista con i capelli lunghi…
- ULTIMO DISCO ACQUISTATO:
BRASS in Berlin – Canadian Brass & The Berlin Philarmonic Brass
- DISCO CHE HA CAMBIATO LA TUA VITA:
sicuramente Te-Vou! Di Roy Haynes, individuo anche la canzone: James… per "colpa" di Pat Metheny ho scoperto che si poteva suonare in modo "diverso".
- COPERTINA PREFERITA:
TUTU di Miles Davis (il retro in particolar modo!)
- DISCO IMBARAZZANTE:
Considerando il termine imbarazzante negativo… non saprei rispondere data la dura lotta (forse quello di Alba Parietti… o quello di Del Piero…)
Considerandolo invece positivamente certamente Song X di Ornette Coleman… una pietra miliare che lascia a bocca aperta!
- LA CANZONE CHE VORRESTI AVER SCRITTO:
Azzurro di Paolo Conte, per mille e uno motivi…
- QUELLA CHE VORRESTI FOSSE STATA SCRITTA PER TE:
Grande Grande Grande (Cantata da Mina - testo di A. Testa, C. Baltasar, Amart)
- QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA INFANZIA:
L’italiano di Toto Cutugno… Beh, che ci devo fare… da piccolo l’ho persino registrata…
- QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA ADOLESCENZA:
Un piccolo Chopin (canzone semi-sconosciuta di M. Masini)
- QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA SITUAZIONE ATTUALE:
Vedrai vedrai di L.Tenco
- QUELLA CON CUI VORRESTI SVEGLIARTI:
Beh, la mia sveglia di ogni mattina è Cavalleria rusticana… per altro ad un volume impressionante…
- QUELLA DA SUONARE CON GLI AMICI SULLA SPIAGGIA:
Redemption Song di Bob Marley
- QUELLA CHE NON VUOI SENTIRE MAI PIÙ:
in generale tutta la porcheria che va di moda oggi... ma non mi preoccupo... ho visto che dopo qualche mese si auto-distrugge!
- QUELLA CHE ODIAVI MA ADESSO AMI:
diciamo l'opera, che ora apprezzo maggiormente.
- QUELLA CHE VORRESTI AL TUO MATRIMONIO:
più che al mio... dedicherei l' Ave Maria di Gounod
- QUELLA CHE VORRESTI AL TUO FUNERALE:
When the Saints Go Marching In, con tanto di coreografia però!
- QUELLA CHE NON CONOSCERESTI SE NON FOSSE PER UN TUO AMICO :
direi tutta la musica di N.Rota (grazie Manda!)
- QUELLA PER QUANDO SEI INCAZZATO:
Vedrai vedrai...
- QUELLA CON IL MIGLIOR FINALE:
in generale mi piacciono i finali "col botto"!
- QUELLA CON IL MIGLIOR INIZIO:
in generale mi piacciono gli inizi a canone
- QUELLA CHE PIU' TI ESTRANIA DALLA REALTÀ:
va bene un notturno di Chopin... vada per quello in Mib...
- QUELLA PER USCIRE CON GLI AMICI E FARE BARACCA:
uno stornello romano... alla Lando Fiorini per intenderci...
- QUELLA CHE FA PIU' PAURA AL BUIO:
La Valchiria di R. Wagner
- QUELLA DA CANTARE SOTTO ALLA DOCCIA:
Perdere l'amore cantata da M. Ranieri (testo di G. Artegiani e M. Marrocchi)
- QUELLA CHE TI FA VENIRE VOGLIA DI BALLARE:
La dance anni 70' in generale
- QUELLA CON IL MIGLIOR DUETTO:
Senza alcun dubbio W. Marsalis e K. Battle (nel cd Baroque Duet ascoltate: Si suoni la tromba e Mio tesoro per te moro! di A. Scarlatti o Pace una volta e calma di L.A. Predieri... e fatemi sapere...)
- QUELLA CON CUI FARE L'AMORE:
Ballads di John coltrane
Per finire... adesso sto ascoltando il duetto di cui vi ho scritto poche righe fà.... confermo Magnifico!
03 novembre 2005
Novembre, mese delle riflessioni - Les Préludes
La composizione abbozzata da Franz Liszt nel 1848 viene poi completamente riscritta due anni dopo, ispirandosi a un vasto poema di Alphonse de Lamartine (appunto intitolato Les Préludes) del 1822.
Lo stesso Liszt, pubblicando la sua partitura, diede un rapido e suggestivo riassunto della poesia lamartiniana che chiarisce le sue intenzioni:
"La nostra vita non è forse altro che una serie di preludi a quel canto sconosciuto nel quale la morte intona la prima e più solenne melodia? L'incantevole aurora dell'esistenza è annunciata dall'amore; ma, nella vita di ognuno, non sono i primi palpiti di felicità spezzati dalle tempeste che, col loro soffio mortale, disperdono le più belle illusioni? L'altare dell'amore non è forse sempre distrutto dal fulmine fatale? E qual'è l'anima che, crudelmente ferita, dopo tante sofferenze non cerchi di dare pace ai suoi ricordi nella calma così dolce della vita nei campi? Ma l'uomo a stento si rassegna a godere lungamente la benefica monotonia che l'aveva attratto nel seno della natura, e non appena squilla la tromba d'allarme, corre al posto di combattimento, qualunque sia la battaglia che lo vuole nelle sue schiere, e nella lotta soltanto ritrova la piena affermazione del proprio Io. "

Liszt si adegua all'impostazione poetica con assoluta fedeltà. La partitura è sudivisa in quattro parti (che si susseguono senza interruzioni) corrispondenti ai momenti della poesia: il primo gioioso sorgere della vita con le dolceze dell'amore, le tempeste che tutto travolgono, il rifugio nell'idilliaca pace dei campi, infine il risanante combattimento.
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