Mondo Cilions
29 febbraio 2008
La rana e lo scorpione
Una rana stava serenamente sguazzando in un fiume quando ad una sponda si avvicinò uno scorpione: "Devo passare dall'altra parte" disse "ma non so come fare, io non so nuotare e se provo affogherò. Tu potresti aiutarmi trasportandomi sul tuo dorso, te ne sarei molto grato".
La rana perplessa rispose: "Ma se io ti lascio salire sul mio dorso tu potresti pungermi ed uccidermi!".
Lo scorpione rassicurò la rana: "Non ti preoccupare, perché dovrei farlo, se ti pungessi morirei anch'io; affogheremmo entrambi nel fondo".
La rana si sentì rassicurata dalle spiegazioni dello scorpione e lo fece salire.
Quando furono a metà del fiume, lo scorpione punse la rana.
La rana stupita dal gesto dello scorpione mentre stava affondando insieme a lui trovò la forza di chiedergli: "Ma perché l'hai fatto, perché? Adesso moriremo entrambi!"
Lo scorpione rispose "Non ho potuto farne a meno, questa è la mia natura".
Quando seguiamo la nostra natura, la nostra strada possiamo non piacere a chi ci sta vicino, ma in fondo se seguiamo veramente la nostra "vera" natura non possiamo sbagliare e non siamo giudicabili (nel bene e nel male), siamo semplicemente così come siamo...
Questo, non vuole dire che alla semplice accettazione del proprio modo di essere non debba seguire il tentativo di migliorarsi, ma bisogna imparare a riconoscere chi siamo...
Imparare a riconoscere chi ci sta accanto...
Ma anche allora... siamo proprio sicuri che sapere a cosa andiamo incontro ci darà la forza per resistere alla tentazione di dare un passaggio al nostro scorpione?
E' giusto provarci comunque?
24 febbraio 2008
Aporia e deserti... elucubrazioni senza casco
Ma che ci posso fare... sono fatto così!!!
Una persona che oggi non c'è più, un giorno mi ha dato del filosofo... sono passati dieci anni e dato che le mie masturbazioni mentali continuano, credo proprio che quel professore coi baffi e gli occhiali spessi avesse ragione... Perché filosofo, è colui che osserva e analizza; colui che proprio per questo metodo di porre continue domande, sfidando (innocentemente) le asserzioni e le convinzioni morali dei suoi interlocutori, ne porta spesso alle luce le contraddizioni e le inadeguatezze. Purtroppo, così facendo, normalmente si genera in loro quel senso di stupore-smarrimento consociuto come "aporia".
...
Molti scappano, qualcuno resta, fortunatamente.

A tal proposito vi riporto un estratto da un testo che ho letto di recente:
"...Riguardo a tali inadeguatezze, Socrate sempre professò la propria ignoranza, mentre altri continuarono a sostenere di essere sapienti. Socrate rispose che, essendo conscio della propria ignoranza, esso fosse più saggio di coloro che, essendo ignoranti, continuavano a professare la propria sapienza (teoria della dotta ignoranza). La consapevolezza del sapere di non sapere è una coscienza e una verità evidente e innegabile, che dimostra intanto che la verità e la coscienza esistono e sono possibili (essendovene una).
Socrate pose il sapere di non sapere a fondamento di qualunque altra verità e conoscenza.
La figura del filosofo secondo Socrate è completamente opposta a quella del saccente. L'origine della filosofia socratica si può far risalire ad una frase pronunciata dalla Pizia (sacerdotessa dell'oracolo di Delfi): "Socrate è l'uomo più saggio perchè é colui che sa di non sapere". È proprio questa frase che pone Socrate nella situazione di porgersi e porgere agli altri (quelli che pensavano di sapere le verità) continue domande sul come e sul perchè di tutto. Si potrebbe a questo punto paragonare Socrate ad un bambino..."
Insomma, farsi domande è l'unico modo che possediamo per crescere, una domanda non è mai frutto d'ignoranza, ma il riassunto di tutto ciò che sappiamo sino al momento stesso in cui parte quel nuovo punto interrogativo!
Oddio, mi fuma il cervello...
Etichette: Diario, Riflessioni
18 febbraio 2008
Quando scappa da scrivere...

L'immagine mostra una delle opere di José Juan, un artista di Valencia, che da ormai un anno scrive i propri versi nei bagni pubblici della sua città e degli altri luoghi che ha visitato.
"E' un progetto libero!" spiega il poeta, "scrivo nel bagno per liberarmi di quello che sento, così come la gente va al bagno per liberarsi degli scarti della digestione...".
Josè Juan non scrive in tutti i bagni pubblici nei quali entra, ma solo in quelli nei quali intuisce che i potenziali lettori potrebbero identificarsi nei suoi versi, e quindi non li cancelleranno.
Insomma, entra in un locale e... se l'ambiente lo convince, va in bagno a scrivere una poesia o un racconto...
Purtroppo per voi, care amiche, non sarà facilissimo incontrare il nostro nuovo vate(r) della poesia, perchè ovviamente, si limita a scrivere solo nelle toilette degli uomini...
Etichette: Curiosità
06 febbraio 2008
punto e virgola
...ed il mio mondo, travolto dalle onde del presente, annaspando nel tentativo di non affogare, trova conforto sulla zattera dei ricordi...
Languide scivolano le immagini di quel pomeriggio sui colli
Abbracciati fra il vento d’una primavera frizzante di dolcezze
Ricordi, che legati ad un elastico troppo robusto
Attorno al cuore restan vicini
...frammenti, che con il loro profumo mi massaggiano l’anima, perché anche oggi è stata dura... ma devo resistere, per ora è così...

Leonessa dove sei? Torna presto...
