Cosa sia il tragico non è difficile né da capire né da definire e se ad un Tizio gira per la testa di apparire come una figura tragica non gli è difficile riuscirvi anche se Madre Natura non ha già provveduto alla bisogna...
La serietà è pure una qualità relativamente facile da capire, da definire e per certi versi da praticare.
Quel che è difficile da definire e che non a tutti è dato di percepire ed apprezzare è il comico!
L’umorismo, che consiste nella capacità di intendere, apprezzare ed esprimere il comico è una dote piuttosto rara tra gli esseri umani.
Intendiamoci: l’umorismo grossolano, facilone, volgare, prefabbricato (quello delle barzellette per esempio...) è alla portata di molti ma non è vero umorismo. È un travestimento dell’umorismo!
Intendiamoci: l’umorismo grossolano, facilone, volgare, prefabbricato (quello delle barzellette per esempio...) è alla portata di molti ma non è vero umorismo. È un travestimento dell’umorismo!
Il termine umorismo deriva dal termine «umore» e si riferisce ad una sottile e felice disposizione mentale solitamente basata su un fondamento di equilibrio psicologico e di benessere fisiologico.
Schiere di scrittori, filosofi, epistemologi, linguisti hanno ripetutamente tentato di definire e spiegare l’umorismo. Ma dare una definizione dell’umorismo è cosa difficile per non dire impossibile. Tanto è vero che se una battuta umoristica non è percepita come tale dall’interlocutore è praticamente inutile se non addirittura controproducente cercare di spiegargliela.
Chiaramente l’umorismo è la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà. Ma è anche molto di più. Anzitutto, come scrissero Devoto e Oli, l’umorismo non deve implicare una posizione ostile bensì una profonda e spesso indulgente simpatia umana. Inoltre l’umorismo implica la percezione istintiva del momento e del luogo in cui può essere espresso.
Chiaramente l’umorismo è la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà. Ma è anche molto di più. Anzitutto, come scrissero Devoto e Oli, l’umorismo non deve implicare una posizione ostile bensì una profonda e spesso indulgente simpatia umana. Inoltre l’umorismo implica la percezione istintiva del momento e del luogo in cui può essere espresso.
Fare dell’umorismo sulla precarietà della vita umana al capezzale di un moribondo non è umorismo. D’altra parte quando quel gentiluomo francese che saliva i gradini che lo portavano alla ghigliottina, avendo inciampato in uno dei gradini, rivolgendosi alle guardie esclamò: «dicono che inciampare porti sfortuna!?!», quel gentiluomo meritava certamente che la sua testa venisse risparmiata.
L’umorismo va distinto dall’ironia. Quando si fa dell’ironia si ride degli altri. Quando si fa dell’umorismo si ride con gli altri.
L’ironia ingenera tensioni e conflitti. L’umorismo quando usato nella misura giusta e nel momento giusto (e se non è usato nella misura giusta e nel momento giusto non è umorismo) è il solvente per eccellenza per sgonfiare tensioni, risolvere situazioni altrimenti penose, facilitare rapporti e relazioni umane.

4 commenti:
Sono confusa. Se umorismo e ironia sono due cose distinte, cosa dire dei saggi "sul concetto di ironia" di Kierkegaard e di "l'ironia" di Vladimir Jankélévitch?
non bisognerebbe distinguere tra ironia-figura-retorica e ironia-filosofica?
Wow che domanda!!! :)
Beh, provo a darti una spiegazione:
Nel mio post, si fa riferimento alla cosiddetta "auto-ironia" (particolare ironia-filosofica in cui il soggetto ironizzante è anche direttamente l'oggetto dell'ironia che fa)
NB: come tu stessa scrivi sul tuo blog..
Non centra nulla quindi con il procedimento comunicativo socratico ripreso da Kierkegaard... se non ricordo male...
Inoltre, adoro l'ironia "musicale" di Jankélévitch, la sua leggerezza; si, ecco la chiave!!!
Vivere tutto con leggerezza... ecco cosa intendere con il concetto d'ironia. Prendere la vita con un sorriso, mai troppo seriosamente.
Grazie, preziosa Serena... A presto :)
quello che non capisco è:
pirandello parla di umorismo come "sentimento del contrario" che appare una
volta che all'"avvertimento del contrario" (comico) subentra la riflessione
(tipico esempio della vecchina che si veste e trucca come una diciottenne ma
che lo fa per tenere legato a sè il marito).
anche guareschi sposa una tesi simile durante una conferenza che ha tenuto a
lugano nel 1951 (il testo, inedito, me lo hanno gentilmente mandato i figli):
anche se parla di usare il cervello, alla fine l'umorismo è l'acido che deve
verificare se quello che è stato detto è effettivamente oro, deve mettere in
moto il cervello.
poi ci sono i saggi sull'ironia:
kierkegaard: l'ironia deve scoprire quello che è "storto", esempio tipico era
socrate, che andava in giro a fare domande.
jankélévitch: riprende il concetto di ironia di kierkegaard con socrate, ma lo
analizza nei dettagli (anche troppi e anche troppo dotti!), alla fine lo scopo
è sempre quello, mettere la Verità in primo piano con un aumento di
coscienza/consapevolezza.
4 casi, due parlano di umorismo e due di ironia, ma per me sono la stessa
cosa!!
Cara Serena,
riguardo ai quattro casi che hai descritto (...) posso dirti che secondo me la differenza sta nell'intenzione...
se l'intento nasce spontaneo e volto alla leggerezza, beh, solo in quel raro caso si può parlare di "genio ironico"...
ti rimando come esempio, a quanto scritto sul blog sulla storiella del condannato a morte (...)
Mi sono spiegato bene?
Grazie ancora e spero di sentirti presto...
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