
"Nipote, ma perché ti fai sempre tanti domandi?
ah, ecco perché!!!
Tu sai troppi cosi...
io che invece sugnu inalfabeto,
nenti sacciu e nenti mi chiedo;
...e sono felice!"
Fu così che mio nonno molti anni fa mi parlò dell'importanza della curiosità...
Dove tutti i libri dell'universo non possono arrivare, arriverà sempre quella piccola scintilla dorata che teniamo in fondo al cuore!
4 commenti:
Io sono convinta che anche l'ignoranza sia relativa...ognuno di noi impara quello che gli serve. Gli anziani sanno delle cose sul lavoro, sulla campagna, sulle stagioni, che noi ignoriamo completamente. Tuo nonno ha visto un'Italia che noi non possiamo nemmeno immaginare...in parte perchè non esiste più, ma anche perchè non la guarderemo mai con i suoi occhi.
Eccoti il passo di cui si diceva al bar... forse non sarà del tutto pertinente, ma questo m'è venuto in mente. Ultime due strofe del Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, Giacomo Leopardi, 1830:
O greggia mia che posi, oh te beata
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
È funesto a chi nasce il dì natale.
Lascio a te assaporare tutto il gusto delle parole, la maestria poetica che c'è qui dentro.
Già che ci sono, ti aggiungo anche un altro brano di Leopardi, sempre sul tema, che in fin dei rivaluta il sentimento della noia:
La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani. Non che io creda che dall'esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccorne, ma nondimeno il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole maravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento [di poco valore], e pochissimo o nulla agli altri animali.
Vi ringrazio tanto per le preziose considerazioni:
#Zuccaviolina: hai colto perfettamente uno dei due messaggi che volevo trasmettere:)
"Ognuno coglie ciò che gli serve..."
#Giacomo: Beh, credo che qualche punto di contatto ci sia, anche se il concetto di noia non è per me centrale...
- che il bisogno di farsi domande nasca dalla noia o dalle necessità poco importa; la prima credo appartenga agli intellettuali, la seconda ai manovali...
in entrambi i casi comunque ciò che conta è che ci sia la tendenza a "muoversi"... che "quella piccola scintilla dorata che teniamo in fondo al cuore continui a brillare...
vi abbraccio
Non bisogna mai smettere di farsi domande Francè!
Posta un commento