12 ottobre 2010

Strade vecchie o nuovi successi?!?

"Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia, ma non sa quel che trova!!!"

Tuona così un antico detto popolare che sembra ammonirci saggiamente per proteggerci da ogni male. Ma se fosse solo un vetusto inno alla paura di crescere?

Ogni trasformazione richiede un grande sforzo, perchè è difficile lasciare ciò che è familiare, protettivo, sicuro... per il nuovo, che è assolutamente sconosciuto!
Con il nuovo non è possibile usare la mente che, con il vecchio, sa bene come destreggiarsi...
La mente infatti, può funzionare solo con il vecchio, con il nuovo la mente è completamente inutile!




Solo coloro che accetteranno di non dover per forza tenere tutto sotto controllo potranno crescere e percorrere nuove vie... usando il cuore come bussola!

3 commenti:

Baol ha detto...

Davvero un ottimo consiglio, davvero Francè

Cilions ha detto...

ma prego :)

Grazie a te...

MaRi ha detto...

Sono daccordissimo con la tua riflessione... immediatamente mi viene in mente un altro detto popolare che conferma la positività del cambiamento: "quando si chiude una porta, si apre un portone".

Tuttavia questo detto viene usato in due accezioni diverse. O come una sorta di augurio scaramantico e rassicurante nei confronti di un futuro ignoto, dopo un cambio di rotta generalmente non dipeso dalla propria volontà: "vedrai che....", sostenendo in tal modo lo spirito a non scoraggiarsi e ad attendere fiduciosamente buone nuove. Oppure, viene pronunciato a cose fatte, come dimostrazione che il cambio era condizione sine qua non per far accadere di meglio.

In entrambi i casi, però, questo detto pare si affidi per lo più al caso, alla buona sorte, non ponendo l'accento, secondo me, sulla chiusura di qualcosa come atto volontario per andare oltre e sul fatto che se uno "sceglie" di cambiare rotta, o strada, metterà in atto necessariamente delle azioni "positive", costruttive, intelligenti, che lo condurranno con maggiore probabilità al successo. E' questa la chiave secondo me per "aprire il portone", non la semplice fortuna o l'ardire di aver sfidato il destino (...e pertanto, sarai premiato!), la mera casualità non basta, sono necessarie due cose: la volontà e l'azione.
E laddove il portone, che sta ad indicare il punto d'arrivo, ovvero metafora del "successo" raggiunto, non si identifica necessariamente con l'arrivo ad un portone specifico, ad un punto prefissato all'inizio, ma piuttosto ad un punto che si svela, si decide "lungo la strada". La strada dunque, è la direzione verso cui vogliamo andare e che perseguiremo, e l'approdo è il luogo dove decideremo di sostare, più o meno a lungo, nella nostra vita, prima di riprendere il cammino verso nuove strade, nuove direzioni.

...c'è qualche altro detto popolare che sintetizza meglio di come ho fatto io questo concetto? :)

PS: anch'io come te, si sarà capito, caldeggio la ricerca di nuove vie, intendo la vita non come luogo costruito su schemi conosciuti e sempre uguali, ma come viaggio. Però, solitamente non amo esprimermi con la dicotomia mente-cuore, ma parlo di istinto. L'istinto, impulso che senti arrivare dal proprio cervello rettile, quello primordiale, che ci dice chi siamo, che ci spinge alla sopravvivenza.... è secondo me il terzo elemento che serve a completare l'essere umano e a rendere il suo agire fluido, armonico e consapevole, soprattutto nei momenti di scelta (quest'ultimo pensiero mi è venuto un pò new age, lo so, ma dovrei dilungarmi troppo per spiegarlo in altri termini, spero che il senso si capisca).