29 gennaio 2012

Boulez ed odierni permessi...

"Ho la tendenza a pensare che piuttosto che lasciare agire i musicisti di testa loro e contro l'istituzione, sarebbe molto meglio che l'istituzione collaborasse con essi per lasciarli, giustamente, respirare, aiutarli a fare ciò che desiderano. 
C'è sempre un atteggiamento di ostilità di fronte alla grande Istituzione. Ci si dice: mi mangia. 
E' quello che faccio individualmente, che mi interessa. 
Io credo che, al contrario, la grande istituzione dovrebbe essere la fornitrice stessa di queste attività annesse, anche importanti; ma ciò richiede un tipo di organizzazione più elastica e articolata, e una riduzione di quella sorta di sorveglianza totale del musicista, che dovrebbe essere costantemente a disposizione...
Nella maggior parte dei casi i musicisti trasgrediscono perchè sono costretti a farlo, di fronte a organismi che dicono loro: lei ci deve un certo numero di ore!
Trovo che questo genere di relazione padrone-impiegato non sia economicamente vantaggiosa. 
Credo dunque che non sia solo l'attrazione del frutto proibito che motiva questi musicisti, ma un modo per guadagnare qualche soldo in più, perchè i loro stipendi non sono affatto strabilianti, e perchè hanno un evidente gusto nel fare musica da camera o in piccole formazioni ...
Perchè non permetterlo?"

Pierre Boulez - Conversazione sulla direzione d'orchestra

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